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Author Archives: Chiara Gandolfi

Author: Chiara Gandolfi

Sono Chiara, vivo a Parigi con Roberto, Bonnie e Clyde. Questo blog è il nostro diario delle avventure.  

Leggere il giornale in un caffè a Parigi

Finalmente la primavera è arrivata. Da 3 giorni c'è il sole, non piove più, la temperatura si è alzata, posso sfoggiare le magliette a maniche corte prese in saldo alla fine della scorsa estate. Il coprifuoco è stato spostato alle 21 e i bar e i ristoranti sono aperti da circa due settimane. Le persone sono in giro, sedute ai tavolini dei bar, spiaggiate sui parchi, a fare pic-nic sul canal Saint Martin, i vecchi posano le casse per terra e si mettono a ballare il tango sul lungo Senna, a Place de la Bastille, sono ricominciate le manifestazioni per qualsiasi cosa, per sostenere il personale sanitario femminile, per la liberalizzazione della cannabis, per la Romania. Hanno riaperto i musei, i cinema, le biblioteche, si sono spalancati gli occhi di nuovo sul mondo che avevo dimenticato per quasi un anno e mezzo. Ci stiamo vaccinando, prima dose, un po' di male al braccio, seconda dose, molto bene; tutti sono gentili, i giovani perfino sembrano gradevoli con i loro toni sempre troppo alti, i loro movimenti troppo veloci, i loro brufoli nascosti dai capelli e dagli occhiali. Sono ripartite le risse e la polizia e i pompieri hanno di nuovo da fare. Perfino il ragazzo musone della boulangerie ha iniziato a sorridere e a chiederci come va. Io e Roberto stiamo cercando una casa da comprare. I tassi delle banche sono bassi come anche le probabilità di un coup de coeur. Ci sono talmente tante cose da valutare durante l'acquisto di una casa che il cuore è l'ultimo ad arrivare, un po' affaticato dopo aver sentito il parere di cervello, fegato, occhi, naso, mani, polmoni, stomaco e culo. Passiamo serate gentili, di nuovo insieme. Abbiamo ricominciato a guardarci negli occhi e non solo nei nostri monitor con dentro il lavoro. L'aria è tornata tiepida, il cibo sembra più buono. Nelle nostre poche pretese abbiamo raccolto le prime fragole del nostro balcone. La sera, finiamo a ridere con le finestre aperte, gli spinaci tra i denti e un po' di musica, a chiacchierare del più e del meno. Parliamo di successi, cose che non capisco, perdite e fallimenti. Mi prende in giro, lo bacio. Mi perdo in una filippica lunga un quarto d'ora sul come le catastrofi mi abbiano insegnato a farcela, abbiano sviluppato la mia determinazione, il suo fatalismo e lui ribatte con il fastidio per le ingiustizie e le disparità, con la vita facile di chi ha trovato tutto pronto, con chi sopravvive con i soldi dei genitori, con i soldi dello stato, con le scorciatoie e la noia. Ci buttiamo a letto a vedere Breaking Bad anche se io l'ho già visto ma solo pensare di stargli accanto senza far niente mi fa felice. Anche se a metà mi addormento. Mi addormento solo se ho capito. Io devo sempre capire. Mi basta. La vita svolta, ho le prove. Non batto ciglio, non spezzo il cuore, amo a prescindere, e va bene così. Fatico nell'elaborazione dei lutti. Ci provo. Una pasta alla volta. Un silenzio alla volta. Un muro alla volta. Fra 3 settimane torno in Italia e riabbraccio la mia famiglia dopo un anno. Ci conteremo le nuove rughe e i capelli bianchi di questo anno lavorato fino all'osso con la sensazione di averlo perduto eppure di essere così stanchi da non volerne più. Mi prenderò per qualcun'altra e farò una pausa anche da me.   Foto: Giui

Flaneuse a Parigi

Introduzione. Cose sparse da antipasto.

Non pubblico su questo blog da troppo tempo, ma siccome di lavoro scrivo di continuo, quando ho tempo libero preferisco dare baci, fare collage, accarezzare i gatti, riscoprire muscoli che non esistevano fino a un minuto prima. Un breve riassunto delle puntate precedenti e poi go:

Sono giorni di molte parole asciutte in tempi umidi, giorni di facce da vedere in webcam e mani da immaginare lievi sulla testa, di sentimenti da colorare dentro i bordi. Sono tempi in crisi dove remiamo senza pensare. Giorni senza gambe che non vanno da nessuna parte e senza fianchi a cui attaccarsi per divertirsi un po’. Sono giorni in cui i secondi sono sempre 86 mila e 400 e mai uno di più o di meno. Giorni che potresti anche innamorarti ma che se non lo fai è meglio e se lo fai è meglio che baci il cuscino.

Io ero quella che quando andava a scuola si alzava all'ultimo momento, faceva colazione trangugiando i biscotti (perché la colazione è sacra), si vestiva in 4 minuti (lavaggio denti compreso) e con i capelli arrufati e lo zaino fatto per fortuna la sera prima iniziava a correre per sentire suonare la prima campanella.

Un paio di settimane fa io e Robi abbiamo caricato le bici sul treno per andare a vedere il Museo Atelier di Rosa Bonheur. Caduta nell'oblio in Francia ma famosa e apprezzata all'estero soprattutto negli Stati Uniti, Rosa Bonheur è stata una delle figure più importanti del suo tempo, per il suo talento, il suo carattere, la sua fantasia. Si impegna per tutta la vita a guadagnare e mantenere la sua indipendenza in un mondo artistico che parla prevalentemente al maschile.

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