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Sono giorni di molte parole asciutte in tempi umidi, giorni di facce da vedere in webcam e mani da immaginare lievi sulla testa, di sentimenti da colorare dentro i bordi. Sono tempi in crisi dove remiamo senza pensare. Giorni senza gambe che non vanno da nessuna parte e senza fianchi a cui attaccarsi per divertirsi un po’. Sono giorni in cui i secondi sono sempre 86 mila e 400 e mai uno di più o di meno. Giorni che potresti anche innamorarti ma che se non lo fai è meglio e se lo fai è meglio che baci il cuscino.

Io ero quella che quando andava a scuola si alzava all'ultimo momento, faceva colazione trangugiando i biscotti (perché la colazione è sacra), si vestiva in 4 minuti (lavaggio denti compreso) e con i capelli arrufati e lo zaino fatto per fortuna la sera prima iniziava a correre per sentire suonare la prima campanella.

Un paio di settimane fa io e Robi abbiamo caricato le bici sul treno per andare a vedere il Museo Atelier di Rosa Bonheur. Caduta nell'oblio in Francia ma famosa e apprezzata all'estero soprattutto negli Stati Uniti, Rosa Bonheur è stata una delle figure più importanti del suo tempo, per il suo talento, il suo carattere, la sua fantasia. Si impegna per tutta la vita a guadagnare e mantenere la sua indipendenza in un mondo artistico che parla prevalentemente al maschile.

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