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Organizzarsi per il trasloco

Il sabato mattina a Castiglione c’è il mercato. Ce l’ho sotto casa per cui di solito alle 5.30 sono già sveglia e accompagno con le mie giravolte nel letto i mercanti che apparecchiano i loro banchi. Dalle 7 è tutto un vociare, spostare, scambiare: al banco frutta e verdura gli affari migliori si fanno alle 12.30 quando stanno per sbaraccare e nel sacchetto spuntano erbette in regalo, cavoletti, 2 mazzi di bietole al prezzo di 1.

Fra 10 giorni trasloco. Ma prima di continuare, una doverosa precisazione per chi mi segue soltanto dal blog e non sui social (su Instagram racconto le cosette giorno per giorno): abbiamo trovato casa! Sì, dopo l’ultimo post un po’ triste c’è stato un’allineamento astrale che ha permesso di congiungere il nostro desiderio con una casa bella e possibile. Per cui eccomi qui a raccontare come da un giorno all’altro tutto sia cambiato velocemente e come queste ultime 3 settimane siano frenetiche, piene di emozioni contrastanti, stancanti.

Partire leggera, dentro e fuori

Se da una parte penso a finire il bagnoschiuma, i cereali in dispensa e capire se mi servono davvero 7 paia di scarpe invernali, dall’altra cerco di alleggerire anche lo stato d’animo e non farmi prendere dall’ansia. Sono ritornata da Parigi 5 giorni fa e ho passato i primi 2 giorni a fare liste e preoccuparmi: come posso fare questo, come si risolve quest’altro, non faccio in tempo per quest’altra cosa ancora.

Calma.

Faccio il possibile con le mie forze e con qualche alleato di fiducia. Porto l’indispensabile per il resto troverò una soluzione. Non solo perché la casa in cui andremo è grande meno della metà di quella in cui abito ora ma anche perché un trasloco è l’occasione ideale per far i conti con quello che voglio tenere ancora, oggetti e sentimenti. Anche perché cosa serve davvero per vivere? Vivere con poco non vuol dire vivere meno, vuol dire rendersi conto che non ci serve tutto quello che pensiamo ci serva (tanto che togliendo spesso non ne sentiamo la mancanza né notiamo la differenza).

Un lento addio: vivere negli scatoloni e nei vuoti

Da quando, nei primi giorni di aprile, abbiamo detto di sì alla casa nuova, c’è stato un lento svuotamento del mio appartamento: il divano è andato con Alfredo, le sedie, 4 con Dylan e 2 in un B&B di Salò, gli scaffali con Antonella, il tavolone da Valerio, molti libri alla libreria vicino casa e alla biblioteca, i mobiletti del bagno a mia sorella, l’estrattore con Stefania, il letto e la cassettiera a Barbara e Matteo. Ho venduto alcuni piccoli oggetti a Mercatopoli: mi sono trovata molto bene con Monica e Massimo che hanno selezionato gli oggetti più interessanti e li hanno messi in vendita. Sono spariti quasi tutti nell’arco di qualche settimana!

Ho iniziato a fare i primi scatoloni con le cose che non uso tutti i giorni: i libri, i soprammobili, i quadri. Mano a mano che i giorni avanzano ne faccio di altri, tenendo a mente che qualche cosa devo lasciare fuori fino alla fine per la cucina, per l’igiene personale, per i vestiti.

Vedo gli spazi svuotarsi e piano piano perdere parte del loro carattere: all’inizio ero più malinconica ora organizzo pizzate per terra con gli amici per godere di ogni attimo ancora e di ogni cm di spazio. Questa casa mi ha dato molto: qui è cresciuta BalenaLab, qui ho visto tramonti splendidi, qui ho pianto sul divano notti intere, qui sono diventata vegetariana, qui ho vissuto i miei momenti di solitudine più piena e soddisfacente, qui mi sono sentita per la prima volta davvero a casa, qui sono tornata ogni sera, allegra, triste, metà e metà. Qui ho imparato che solo facendo il vuoto si può riempire.

Cosa c’è da fare prima di traslocare

La mia lista inizia con la grande decisione: quali mobili portare? I complementi d’arredo a cui sono particolarmente affezionata verranno con me: quelli delle artigiane a cui li ho commissionati, quelli che hanno un rapporto vantaggioso poco peso tanta gioia, quelli che fanno parte ancora del mio gusto e ci starebbero bene nella nuova casa.

Ho venduto gli altri per dare loro una nuova vita in qualche altra famiglia. I più grandi rimarranno qui: la cucina, gli armadi, le librerie, la lavasciuga. Li ha acquistati la signora che da maggio occuperà il mio appartamento. Il mio unico rammarico? Lei mi sta proprio antipatica e mi dispiace un sacco lasciare questa casa nelle mani di una che non credo sappia apprezzare le potenzialità di questi spazi.

Sistemare le utenze domestiche: insieme al marito di questa tipa martedì andrò negli uffici degli enti di gas, luce e acqua per fare i passaggi delle utenze e chiudere i miei contratti. Prima dovrò ritrovare i contatori: che l’intuito di Google Maps sia con me.

Chiudere la linea ADSL: rispedire il modem in comodato d’uso alla Tim è una di quelle cose che ho considerato sempre ostica. E invece sono entrata in un negozio TIM, mi hanno dato i moduli da compilare, mi hanno detto “fai una raccomandata per disdire il contratto telefonico, rimanda il modem con questa lettera qua”. Fine. Ho tirato un sospiro di sollievo.

Dismettere il numero di cellulare italiano e acquisire quello nuovo francese: questo l’avevo già fatto a febbraio perché c’era un’offerta di un operatore telefonico francese che ho colto al volo. Così ora ho solo il numero francese e mi sono tolta dalle scarpe tutti i call center ungheresi, cinesi, napoletani di Sky, Vodafone, Infostrada, Mediaworld e compagnia cantante che vogliono farmi offerte imperdibili.

Vendere l’auto: metti che da qualche anno sto più attenta all’ambiente, metti che Parigi si gira molto bene con i mezzi, ho scelto di non portare con me l’auto. Perla Jam ha quasi 14 anni e martedì la consegno a un amico di amici che la sistemerà e la venderà. Il target di Perla Jam è una ragazza dai 20 ai 45 anni che guida in città, tipo a Brescia, non ha bisogno di andare velocissimo ma si vuole infilare nei parcheggi più impervi.

Chiudere il conto della banca ed estinguere il finanziamento: più che un conto corrente è una corsa contro il tempo. Cercare di incastrare le entrate e le uscite, la filiale di Bergamo con quella di Castiglione, la richiesta di documenti e le file agli sportelli, tutto questo per 2 firme che potrei mandare anche in digitale e invece no. Ti dobbiamo scrutare attentamente mentre apponi il tuo segno con l’inchiostro nero della nostra banca e il sangue dei tuoi risparmi.

Prendere gli scatoloni: non è che in casa di solito hai 50 scatoloni medio grandi così per arredamento (anche se ai gatti piacerebbe un sacco), te li devi procurare. Io li ho chiesti ad Andrea che è magazziniere e che me ne ha forniti alcuni di più dimensioni. Già da gennaio avevo iniziato a metterne da parte qualcuno ogni volta che mi arrivavano pacchi abbastanza grandi.

Portare i piumoni e le coperte in lavanderia: questa è una storia breve e triste. La lavanderia sotto casa ha chiuso una settimana prima di trovare casa.

Fare il passaporto per i gatti: tu lo sai che gli animali che lasciano un paese hanno bisogno di un passaporto? Io no e per fortuna sono andata dal veterinario a far fare a Bonnie Clyde una visita prima di partire e me l’ha detto. Per uscire dal paese i gatti devono fare il vaccino antirabbica e avere il microchip. Dopodiché bisogna andare all’ASL di competenza per il rilascio del passaporto. Puoi espatriare dopo 21 giorni dall’antirabbica, non prima. Noi siamo a filo, ma ce l’abbiamo fatta. Bonnie e Clyde ora sono pronti per un viaggio indimenticabile (soprattutto per me e Roberto immagino).

Buttare quello che non serve più e che è messo male o non funziona: il momento più divertente è stato ieri all’oasi ecologica. Buttare con violenza le padelle rovinate, lo stendino storpio dei panni, il ferro da stiro rubato a un vecchio ex è stato liberatorio. Ogni percorso di psicoterapia dovrebbe prevedere un pomeriggio in discarica. Il signore dei rifiuti è stato splendido: erano le 8.30, aveva appena aperto e io già mi ero innamorata della sua gentilezza. Non lo so, forse è un pregiudizio, ma chi fa lavori umili spesso ha un cuore enorme. Mi ha fatto un in bocca al lupo gigante, ci siamo abbracciati e alla fine io sapevo di lattine, compost e televisori. Ho approfittato per riconsegnare i bidoni della raccolta differenziata e poi sono sfrecciata via.

Regalare, donare oggetti e vestiti in buono stato ma che non uso più: ho riciclato tutto il possibile. Ho scoperto che non è tanto il valore dell’oggetto ma il valore della relazione che si è creata che mi rimarrà. Ho utilizzato questo modo per sdebitarmi con persone con cui non avevo avuto ancora modo di farlo: chi è gentile merita tutto il buono e il bello che c’è. A volte anche un bel tavolinetto o una lampada.

Passare in Comune: non so bene cosa ci vado a fare, perché ancora la nuova residenza ufficialmente non ce l’ho, ma vorrei capire come si gestisce quella roba della TARI e di tutti quei mostri che prima o poi spuntano da sotto il letto. Mi immagino una colonia di bollettini postali che mi insegue dall’Italia di quelle cose che non sapevo o mi sono dimenticata di pagare. Ho scoperto che le Poste Italiane hanno un servizio che si chiama Seguimi dove puoi far arrivare la tua posta a un nuovo indirizzo. Penso alle CU (Certificazione Unica) che in questo periodo arrivano copiose a noi liberi professionisti, o alle bollette di aprile che non faranno in tempo ad arrivare. Mi informo, chissà che funzioni.

Fare gli scatoloni: questa sarà la parte più sostanziosa in termini di tempo. In teoria è rimasta in casa solo la roba da portare via, quindi non dovrebbe essere complicato: le scelte difficili sono state fatte, manca solo della bassa e sudata manovalanza. Metti qui, impila, sposta, chiudi, scrivi con un pennarello cosa c’è dentro, ammucchia in un angolo in modo da poter continuare a muoverti per casa nel restante tempo. Il segreto? Non farli troppo pesanti che tanto poi non riesci a tirarli su e siamo punto e a capo. I libri sono pesanti come mattoni ma più costosi: li abbino sempre con cose leggere e ingombranti, tipo piumini, giacche, asciugamani.

Fare lo stato dei luoghi con il proprietario di casa vecchio e riconsegnare le chiavi: il giorno prima di partire insieme a Mauro perlustreremo l’appartamento in cerca di magagne. A parte qualche buco al muro per i quadri non c’è niente che non va. Ho tenuto sempre molto bene questa casa, quindi non ci dovrebbero essere sorprese. Forse ci sarà da ripitturare qualche area delle pareti e allora vedremo chi e come se ne occuperà. Poi gli lascerò i 2 mazzi di chiavi.

Ma prima di partire dall’estetista non ci vai? E gli amici, non li saluti? È vero che non fa parte delle azioni strettamente legate al trasloco ma c’è una serie di attività che richiedono tempo e gioia, per fortuna.

Per il trasloco, che avverrà martedì 30 aprile, abbiamo deciso di cavarcela da soli, senza una ditta di traslochi che ci faciliti il lavoro. Sono rinomate per costare un botto e noi abbiamo preferito riservare il botto a qualcosa di più piacevole. Quindi abbiamo affittato un furgone a Parigi con il quale scenderà Roberto il 29 aprile e con cui faremo entrambi i nostri traslochi. Più faticoso di fare un trasloco c’è solo fare 2 traslochi.

L’umore è alto, sono ritornata serena, domani vengono mia sorella e mia madre per salutarmi e trascorrere insieme a me la Pasqua sul lago. Se vogliono aiutarmi con un paio di scatoloni, non dirò certo di no, e anche tu se vuoi passare a salutarmi vieni! Anche in momenti così densi, il tempo si trova sempre per uno spritz e uno scatolone in compagnia.

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

2 Replies to “Le cose da fare prima di un trasloco”

  1. Claudia says: Aprile 21, 2019 at 2:58 pm

    Ciao Chiara, quante cose da affrontare prima di trasferirsi all’estero! Molte di queste le ho affrontate anch’io quando mi sono trasferita quasi tre anni fa a Valencia. Non vedo l’ora di leggere i tuoi prossimi post dove, immagino, ci racconterai della nuova vita a Parigi.

    Buona fortuna e buona Pasqua 🙂

    1. Chiara Gandolfi says: Aprile 22, 2019 at 6:44 pm

      Ciao Claudia! Sì, un passettino alla volta mi avvicino alla quotidianità. Ora è tutto così sopra le righe… Magari mi racconterai della tua esperienza a Valencia <3 A presto e buona Pasqua!

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