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Storia a distanza Chiara e Roberto

Se mi avessero detto che sarei stata molto brava a gestire una storia a distanza avrei risposto, guarda che ti sbagli, io a distanza non tengo niente. Soffro il troppo vicino e il troppo lontano. Ma quella ero io 20 anni fa e la verità quando hai 20 anni è che gli vuoi stare sempre vicino. Poi ne conosci 4, 5 sbagliati e inizi ad apprezzare la lontananza e in genere ad allontanarti. Un po’ di sbagli dopo, succede e non sai bene nemmeno tu come, tutti questi calcoli con il metro non li fai più, pensi solo a fare del tuo meglio, ti sorprendi di come i fatti della vita, anche le sventure, servano.

Partner in crime

Ho visto Roberto la prima volta a un evento di formazione in spiaggia, il Freelancecamp del 2015: quando è salito sul palco per parlare come speaker io sono andata a fare il bagno. Per dire, interesse a mille. Più o meno un anno dopo esserci non visti in quella occasione è iniziato tutto: lui al tempo abitava a Parigi e io sul Lago di Garda, mentre scrivo queste righe è ancora così. Se ripenso al tempo che abbiamo passato aspettandoci lo considero molto curioso e tenero. Ci siamo ritrovati in mille stazioni, abbiamo ballato negli aeroporti, ci siamo presentati a sorpresa alla porta di casa dietro mazzi di fiori, ci siamo dati appuntamento in città che non erano le nostre, in tutte le stagioni, con tutti i nostri umori.

Roberto è un tipo pratico e idealista, è di quelli che se la suda sempre anche in inverno. È un full stack developer (dopo due anni sono riuscita a dirlo) in pratica fa il grafico, il web designer, lo sviluppatore, aggiusta i computer, fa la pasta in casa, mette su la borsa dell’acqua calda quando stai male, fa rinascere le piante anche quelle senza speranza, litiga con tutti quelli che approfittano della propria posizione, è bravissimo a stendere i panni lavati anche se non gli piace farlo. Non è a Parigi per lavoro ma perché voleva fare un esperienza all’estero. Esperienza che ti esperienza sono quasi 7 anni che è lì.

Le differenze caratteriali tra di noi ci sono. Lui è un Acquario, la libertà fatta persona, procrastinatore scellerato.  Io sono un’Ariete, mi infiammo e spesso mi consumo da sola. Per fortuna sono molte di più le cose che ci uniscono.

Chiara e Roberto Studio Zéro
Foto: Matteo Pezzi

Come la creatività ci ha tenuti vicini

Ci vediamo in media una volta al mese per una settimana. Siamo fortunati perché Parigi – Castiglione delle Stiviere non è un viaggio complicatissimo. Siamo fortunati perché siamo entrambi liberi professionisti e se anche solo uno dei due fosse stato dipendente probabilmente la nostra storia non avrebbe superato il mese. Appurato che siamo dei fortunati, abbiamo dovuto mettercela tutta per costruire il nostro rapporto a distanza.

Abbiamo usato un codice che ci è congeniale: la creatività. Non lo abbiamo deciso, è successo. Tutto è iniziato con una foto che gli ho mandato: era una pagina di un diario che stavo tenendo quell’estate. Niente di segreto, riflessioni sul mondo, appuntavo le cose belle che vedevo, le fermavo nel tempo, cercavo di dare loro una forma. Lui mi ha risposto a tono, con un’altra foto di un pezzo di carta che aveva riempito di segni e parole dopo essere stato a fare la spesa al mercato. Da lì abbiamo iniziato a scambiarci foto di pagine disegnate e scritte, poi video che contenevano storie di una quotidianità fantastica che mettevamo in scena (come quella volta che sono andata a Verona e ho cercato in tutti i negozi di giocattoli dei personaggi a cui si potesse staccare la testa perché lui mi aveva chiesto “la testa di Giulietta e Romeo” e poi ho doppiato una scenetta con questi due poveretti). E poi gli audio messaggi con le poesie lette prima di andare a dormire, le cene romantiche in web cam, le cartoline dai nostri viaggi, le lettere da aspettare nella cassetta della posta, i libri da leggere nello stesso momento, i biglietti d’auguri che si srotolavano sul pavimento. Abbiamo all’attivo 2 scatoloni piene di materiale prodotto, inviato, scambiato e una decina di quaderni pieni e finiti.

 

Lettere e disegni storia a distanza

Credo che questo alimentare la curiosità personale e dell’altro sia il segreto del nostro successo fin qui, questo sguardo teso verso la sorpresa. Ancora oggi lui continua a costruire oggetti e biglietti che sono opere d’arte. Ancora oggi io scrivo racconti e ingaggio le migliori artigiane del mio circoletto per dare una forma alle mie strambe idee. Non so cosa funziona per gli altri, so che per noi questo cercare modi sempre nuovi per starci vicino ha funzionato.

Poteva finire in ogni momento, potevamo abbandonarci alle storie comode, quelle raggiungibili in 10 minuti di macchina o quelle facili in cui baratti un po’ di felicità per un po’ di tranquillità, poteva, ma non saremmo stati noi.

Da lontano bisogna essere molto attenti, più bravi a cogliere le sfumature della voce, lo sguardo, i silenzi. Da lontano devi sentire più forte, perché i sentimenti arrivino a destinazione. Da quando è iniziato il conto alla rovescia sembra che il tempo a distanza passi più pigramente e che questi mesi che ci separano siano infiniti, e anche quelle 3, 4 settimane che passavamo lontani in scioltezza, adesso sembrano lunghe stagioni della lentezza.

Che rischio aprire un blog per raccontare un trasferimento che si basa su una storia d’amore. Potrebbe finire, accidenti, stiamo per andare a convivere, maledizione: sì, è vero, tutto può finire, nessuno è a riparo da nulla, nonostante ci si possa convincere del contrario. Questo è un pezzo delle mia vita e ho deciso di raccontarlo non senza rischi: eppure per me un fallimento non è quando le cose finiscono ma quando non sto onorando quello in cui credo con le azioni che compio. Anche se la mia storia finisse (e mi auguro proprio di no :)) questo periodo sarebbe ancora così importante e denso e mi piacerebbe ricordarlo con lo stesso entusiasmo con cui lo sto vivendo.

Condividere una visione del mondo

L’amore certo, l’amore ci vuole. Con l’amore è tutto più bello. Ma se non condividessimo la stessa visione del mondo sarebbe veramente dura, troveremmo sempre un buon motivo per litigare.

Io e Roberto condividiamo scelte importanti, condizioni, atteggiamenti che ci definiscono come esseri umani: la tenerezza come terreno d’incontro, la collaborazione, il vegetarianismo, l’attenzione per gli animali, la preoccupazione per l’ambiente, le origini modeste, una certa fatica e caparbietà nel raggiungere gli obiettivi, la ricerca come senso della vita. Siamo tutti e due freelance e comprendiamo se l’altro deve lavorare fino a tardi, se si arrabbia per una mail, se è preoccupato per un pagamento che non arriva, se è felice per un lavoro andato a buon fine.

Stare bene da soli per poi stare bene in due

È stato fondamentale conoscerci a questa età, 36 anni che potevano anche essere di più o di meno ma erano quelli in cui eravamo pronti. Ci siamo sempre detti che se ci fossimo incontrati qualche anno fa, probabilmente non ci saremmo piaciuti: nel tempo siamo cambiati. In più, prima di conoscerci e stare bene insieme, abbiamo imparato a stare bene da soli e a prendere il buono da ogni piccolo accadimento.

Passeremo dei bellissimi autunni insieme

Così mi ha detto nella video chiamata dell’altra sera. Mentre le persone conteggiano le primavere, noi ci faremo aiutare dall’autunno, il nostro pallottoliere privato che conterà le sere con una tazza di tè fumante in mano, quelle con il film e la coperta, quella con i gatti a fare fusa a ritmo della nostra colonna sonora.

 

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

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