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Chiara_sogno_progetti

Ok, sì, ho avuto paura, ogni tanto ce l’ho ancora, in alcuni momenti tantissima, oggi prevale l’entusiasmo.

Sono Chiara e fra 7 mesi circa mi trasferirò a Parigi.

Ho due gambe per andare lontano

Non sono mai stata una ragazza albero: dalle Marche mi sono spostata al Nord, cambiando ogni tanto città, casa, lavoro, fidanzato. La mia è una geografia amorosa: la Tamaro con me ha vinto a mani basse fin da subito.

Sono una libera professionista: mi occupo di parole, da scrivere con rispetto e da pronunciare ad alta voce. Sono una copywriter e una voice talent che crede nella rivoluzione a Km zero, quella che possiamo fare noi, con le nostre mani, il cervello e i piedi. È il motivo per cui sto facendo quello che posso per costruire una cultura dell’attenzione dove la cura sia un atteggiamento, dove la fatica abbia un senso per il singolo meglio ancora se per la collettività, dove non ci siano solo i buoni, perché siamo tutti un po’ buoni e un po’ cattivi ma dove tutti pensiamo di più a quello che stiamo per dire, diciamo meglio quello che stiamo per fare, facciamo diventare reali i nostri ideali meglio se con la bellezza negli occhi.

Da qualche tempo mi sto esercitando perché i miei giorni dentro corrispondano il più possibile ai miei giorni fuori, un po’ dopo il possibile, un po’ prima dell’impossibile. E comunque vada, sempre un giorno alla volta.

Stilo: blog per i realisti, cahier parisien per i romantici

Questo blog che si chiama Stilo con l’accento sulla o, nasce dall’esigenza di tenere traccia di questo grande cambiamento che sto affrontando: andare a vivere a Parigi. Stilo dovrebbe avere più o meno il potere corroborante della coperta per Linus e farmi stare più vicina:

  • a me stessa, perché ci saranno un sacco di cose da fare e ho bisogno di essere presente con me;
  • alla mia famiglia che mi vede allontanarmi un pezzettino in più (mamma, non cambia di tanto la situation, torno a trovarti ancora tre volte l’anno);
  • ai miei amici sparsi per il mondo, dall’Italia del Nord all’Italia del Centro, dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dal Manzanarre al Reno;
  • ai miei clienti che sono in una botte di ferro e che voglio vedere ancora più gioiosi (sto già pensando alle novità del 2019); sono convinta che questa esperienza, il trasferimento in una grande capitale europea, gioverà alla mia creatività, al mio lavoro e quindi anche a loro.

Stilo: di cosa parla

Stilo è diviso in 6 macro argomenti,  6 categorie che parlano di:

Crescita personale: sono qui tutti gli insegnamenti preziosi che arriveranno e che mi faranno crescere come essere umano. Per tutti, perché crescere non è un optional.

L’italiano all’estero: parla di come gestisco la mia attività di libera professionista a Parigi e di come si può lavorare con la lingua italiana in un paese straniero. Per i clienti, i liberi professionisti, per quelli che ma è impossibile, stai a casa, l’italiano è morto.

Scoperte e consigli: bistrot, librerie, mostre, persone, film, ricette, luoghi. In questa categoria ci sono tutte le novità per me che potrebbero essere carine anche per te. Per gli amici, per gli avventori e i turisti.

Vivere a Parigi: questa categoria contiene i preparativi, il trasloco, le avventure con la lingua francese, la quotidianità, le abitudini, la cultura. Per famiglia, amici e per chi pensa di trasferirsi a Parigi o all’estero.

CIR: sta per Chiara e Roberto, senza e ma con una storia dietro una i. Solo per i palati più dolci. Controindicazioni: glicemia.

Free Style: contiene tutti quegli argomenti che non rientrano in nessuna delle altre categorie.

Fuori è un posto diverso: io e l’estero

Mi era già balenata per la testa diversi anni fa l’idea di abitare all’estero, senza però concretizzarla. Ero partita con una cosetta così, una meta facile facile, un continente dietro l’angolo: l’Australia, ma a 31 anni appena compiuti ero troppo vecchia per una Working Holiday Visa (il visto per i giovani dai 18 ai 30 anni che offre la possibilità di vivere in Australia per un anno, studiare, lavorare a tempo pieno e  viaggiare), mi sembrava difficilissimo fare tutto e soprattutto non ero pronta. Idem per il Canada che era per me come l’Australia ma freddissimo. Poi è stato il turno delle Canarie, più vicine certo, ma mi sono venute subito a noia pensando alla piccola isola che giro in un giorno e non può darmi sufficienti stimoli; per di più si stava popolando già al tempo di anziani da tutto il mondo in cerca di una vita tranquilla da condurre con una pensione basic, acqua salata per l’artrosi, sole per l’umore: la vida loca in pratica. Poi è arrivato San Francisco ma mio dio solo il pensiero di soggiornare una settimana per cercare casa mi avrebbe fatto diventare povera come San Francesco d’Assisi senza il plus del dialogo con gli uccelli. Insomma, ogni volta, che ci fosse una scusa o un motivo vero, non era la volta buona.

In quel periodo, dopo aver scandagliato la SERP di Google con ricerche improbabili ed esplorazioni che sembravano scatole cinesi o matrioske (senti che respiro internazionale), mi ero appassionata al blog di Aldo Mencaraglia Italians in fuga, che raccontava le storie degli italiani che ce la stavano facendo (ma anche no) all’estero. Ogni giorno entravo nelle storie di persone normali che avevano fatto qualcosa di straordinario, guardavo video di ragazzi, uomini, donne, famiglie che erano nel posto in cui desideravano stare, ché sembra una stupidaggine e invece è una spinta potentissima a essere persone migliori. Non senza sacrifici, sia chiaro: ogni scelta è così, devi mettere in conto di lasciare qualcosa per prendere qualcos’altro, ma è un bellissimo esercizio in stile Marie Kondo anche per quelli che non sono fan del cambiamento: ti obbliga a essere onesto con te stesso e fare il punto su ciò che è davvero importante per te ora.

Al tempo lavoravo a Radio Number One e approfittai per intervistare Aldo in diretta: di quella chiacchierata Bergamo – Melbourne mi è rimasto un accento oceanico, la sua pacatezza, la certezza che la fortuna non esiste, che le cose non accadono se non le facciamo accadere. Così mi sono detta, quando emigrerò lo farò anche io, questa cosa qui di raccontare cosa succede, come sto, senza filtri, insomma, la bellezza e lo sconforto. E quindi eccomi.

Dentro è un posto con 4 stagioni e un responsabile delle risorse umane

Mi sveglio e c’è ancora un po’ di buio, è tornata l’ora solare. Mi sento sempre più forte quando mi sveglio presto al mattino, più imprenditrice, più padrona di me stessa. Invece è solo stare nel silenzio che mi fa sentire più piena. Mentre preparo la colazione, il bollitore sul fuoco, i gatti che si stiracchiano, entra un raggio di sole tra le nuvole che nei giorni scorsi hanno inzuppato per benino tutta Italia. Di Castiglione, di questa casa mi mancherà la luce.
Dopotutto lo spazio, sia dentro che fuori, è un luogo per crescere: in cui ciò che lasci andare fa spazio a nuova energia, a nuove avventure, a nuove persone. Proprio come nello Shiatsu in cui la pressione si esercita su punti vuoti per riempire e su punti pieni per svuotare (detto così è davvero molto semplicistico, sappi almeno che sui meridiani, linee immaginarie che attraversano il corpo, sono disposti dei punti notevoli dove l’energia si incaglia o non è presente: lo shiatsu attraverso la pressione riequilibra l’organismo, disperdendo o facendo convergere. Sì, così un po’ meglio).
Dentro tutto cambia per me, ciclicamente, come nelle stagioni, perché quello che desidero va di pari passo con quello che apprendo, con il nuovo, con l’imprevisto. Secondo l’oroscopo lavoro di cesello, sbraito, mi intrufolo, crasho e vado per campi ma sempre con stile.

A chi mi dice che ho ricominciato troppe volte o che a 38 anni dovrei aver messo su famiglia con un marito e due figli, vivere da 10 anni nella stessa casa di periferia facendo un lavoro da dipendente rispondo semplicemente che non è la mia vita. Non è meglio o peggio di quella di altri, è quella che va bene per me, che risponde ai bisogni che ho, alla curiosità, alla ricerca di bellezza, alla fuga dalla noia e sì, alla paura della morte. Con calma ho imparato a selezionare cosa desidero per me, chi voglio nella mia vita e che presente voglio vivere: con tenerezza e decisione anche stavolta me lo sto andando a prendere.

 

Il titolo dell’articolo è una citazione di Ellen Johnson Sirleaf.

La foto in evidenza è di Rhamely.

 

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

4 Replies to “Se il tuo sogno non ti spaventa vuol dire che non è grande abbastanza”

  1. Elena Maria Cito says: Novembre 2, 2018 at 10:18 am

    Faccio una cosa un po’ vintage: leggo il tuo blog da pc e ti lascio un commento in fondo al post.
    In bocca al lupo, Chiara. Sarà un piacere seguirti anche qui.
    Un abbraccio e a presto,
    Elena (quella delle tortecoifiori)

    1. Chiara Gandolfi says: Novembre 4, 2018 at 2:55 pm

      Ciao Elena delle tortecoifiori che io amo! Grazie di essere passata di qui, aver letto e anche deciso di lasciare il tuo segno. Ho riflettuto un po’ sul tenere aperti i commenti o meno e boh, alla fine ho deciso che per questo blog ha senso e anzi mi fa piacere se le persone si fanno sentire. Ti abbraccio forte forte e viva il lupo! 🙂

  2. MariellenJermy says: Novembre 6, 2018 at 10:16 pm

    Dall Erasmus mi sono trasferita a Parigi. Ora aiuto gli italiani a vivere qui – Il Fatto Quotidiano

    1. Chiara Gandolfi says: Novembre 7, 2018 at 9:10 am

      🙂 Hai un bel da fare allora! Se ti va scrivimi via mail i tuoi riferimenti così sbircio 🙂

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