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Un paio di settimane fa io e Robi abbiamo caricato le bici sul treno per andare a vedere il Museo Atelier di Rosa Bonheur.

Caduta nell’oblio in Francia ma famosa e apprezzata all’estero soprattutto negli Stati Uniti, Rosa Bonheur è stata una delle figure più importanti del suo tempo, per il suo talento, il suo carattere, la sua fantasia. Si impegna per tutta la vita a guadagnare e mantenere la sua indipendenza in un mondo artistico che parla prevalentemente al maschile.

Dopo 50 minuti di regionale siamo arrivati alla stazione di Fontainbleau. Fontainbleau è un paesotto conosciuto per 2 cose principalmente: il castello che fu dimora di molti imperatori, da Luigi VI (siamo più o meno nei primi anni 1000) a Napoleone III (1800 circa) e l’immensa foresta, 25.000 ettari – 2 volte e mezzo l’area metropolitana di Parigi – di querce, pini, brughiera e sabbia grigia che lo costeggia. Qui i parigini vengono spesso in villeggiatura, per fare arrampicata, escursionismo, ciclismo. Inforcate le bici, da Fontainbleau abbiamo attraversato Avon e sotto il sole cocente siamo arrivati a Thomery, una cittadina di 3500 abitanti, per lo più vecchi. Abituata al rumore di fondo della vivace Parigi, queste cittadine mi sono sembrate estremamente silenziose: poche persone in giro, stradine deserte, villette, giardinetti curati, discrezione e compostezza.

Museo Atelier Rosa Bonheur

Su suggerimento di un’amica abbiamo deciso di visitare l’atelier di Rosa Bonheur, pittrice del XIX secolo che io non conoscevo. Una donna straordinaria con sua storia poco nota: come spesso accade le storie di donne incredibili fanno molto meno clamore delle corrispondenti eccezionalità maschili.

Dopo essere stato chiuso per diversi anni, Château By, il castello che ospita il museo e l’atelier di Rosa Bonheur è oggi una proprietà privata aperta al pubblico. Un luogo eccezionale in cui la magia dello studio di Rosa Bonheur e l’intimità delle sue sale sono rimaste intatte. È tutto come lei lo ha lasciato il 25 maggio 1899: gli occhiali appoggiati sulla sua ultima fattura, l’ultimo dipinto incompleto sul cavalletto, i colori sulla tavolozza, gli scarponi accanto alla sedia, la sua camicetta ricamata, il cappello, gli stivali, i quaderni con gli schizzi. Il tempo qui si è fermato. L’atelier si può visitare solo su prenotazione: sul sito dedicato a Château By trovi tutte le informazioni. La visita è guidata e ne vale davvero la pena: le ragazze che gestiscono il castello raccontano aneddoti, storie curiose come quella del re di Prussia e i viveri per Rosa e per la cittadina di Thomery durante la guerra o quell’altra del colonnello Cody (Buffano Bill) che la adorava o l’incontro con la regina Vittoria e la stima dell’imperatrice Eugenia.

Atelier Rosa Bonheur
Atelier Rosa Bonheur

Oltre all’atelier, che è l’unica parte interna visitabile della tenuta esistono un’ala che è diventato lo studio di Anna (chi è Anna? Te lo dico fra qualche riga), l’aranciera e la scuderia che si affacciano sul parco del castello, la sala da tè, progettata come un piccolo ambiente in cui si può fare una pausa. Dopo la visita ci siamo fermati un paio d’ore sotto gli alberi secolari del parco per la merenda. La selezione dei tè e la miscela di caffè della casa sono davvero deliziosi. I prodotti della cucina onorano l’amore di Rosa Bonheur per la natura, infatti, arrivano per la maggior parte dal frutteto e dall’orto del castello. Le ricette sono tratte dal libro di cucina di Céline, fedele cuoca di Rosa Bonheur.

 

Rosa Bonheur: un po’ di vita

1822, 16 marzo, nasce a Bordeaux  Marie Rosalie Bonheur.

Il papà pittore, Raymond Bonheur, seguace del sansimonismo e per questo di vedute molto aperte e progressiste, incoraggia tutti e 4 i suoi figli a percorrere la strada artistica: Auguste e Juliette diventeranno pittori, Isidore, scultore, Rosa, pittrice e scultrice. La madre di Rosa era stata adottata da un ricco commerciante di Bordeaux, Jean-Baptiste Dublan de Lahet: la sua morte prematura è un evento assai traumatico nella vita di Rosa che più di una volta negli anni a venire prenderà decisioni per reagire a quell’evento. Non può assolutamente dimenticare gli ultimi giorni di sua madre che si ritrova sola, morendo tra povertà e stenti, senza l’aiuto del marito che per seguire le idee rivoluzionarie di Saint Simon e “salvare il mondo” si rifugia in un convento. Raymond è un uomo di grandi contraddizioni: persegue da un lato nobili teorie, dall’altro non è capace di metterle in pratica proprio con le persone a lui più vicine.

Rosa trascorre la sua gioventù in campagna: da sempre attirata dalle stalle più che dai fasti dorati degli ambienti esclusivi del tempo, adora gli animali: appena può si circonda di mucche, buoi, cani, gatti, volpi.

Rosa Bonheur: pittrice

Rosa Bonheur trova la sua strada nella pittura animalier, ritraendo animali di ogni genere. Vince 2 medaglie importanti (un bronzo e un oro) al Salon e inizia a farsi notare nel mondo dell’arte. Fa molti viaggi a Cantal da dove ritorna con schizzi di animali e paesaggi. I cavalli sono uno dei suoi temi d’ispirazione preferiti, gli occhi e lo sguardo la parte in cui concentra l’anima dei suoi soggetti. Le sue tele più famose sono L’aratura del Nivernais che le fu commissionato dallo stato e che oggi si trova al Musée d’Orsay e Il mercato di cavalli che fu acquistato per 40.000 franchi nel 1853, cifra che le ha permesso di comprare Château By a Thomery. Oggi questo quadro è conservato ed esposto al Metropolitan Museum of Art di New York, un dipinto su larga scala che evoca il mercato che si teneva a l’Hôpital de la Salpêtrière a Parigi.

 

Il mercato di cavalli, Rosa Bonheur

Il giardino e la proprietà di Château By sono popolati da diversi animali: mufloni, pecore, cavalli, e persino leoni che vivono in libertà. Fatma è la sua leonessa del cuore, e sono suoi i cuccioli che Rosa allatta con il biberon.

Rose Bonheur: la donna “le plus garçon de tous”

Porta i capelli corti, fuma sigari Avana, chiede alla Prefettura di Parigi un permesso per indossare i pantaloni: li riteneva comodi e non vedeva per quale motivo avendo 2 gambe come gli uomini non potesse indossarli. Si tratta de L’autorizzazione di travestimento da rinnovare ogni 6 mesi, pena l’arresto. Un nullaosta non così facile da ottenere: nel suo studio è conservato uno di questi permessi concesso a una sua amica “per motivi di salute”; si pensa che anche Rosa abbia dato la stessa motivazione. Indossare abiti maschili era quindi considerato travestimento per lo stato francese. Nonostante il permesso Rosa non poteva comunque presenziare vestita da uomo alle riunione aperte al pubblico, partecipare a balli o spettacoli. Li indossava per dipingere quando era in casa, per frequentare le fiere di bestiame e i luoghi in cui poteva prendere spunto per i suoi quadri. La cosa curiosa è che questa ordinanza che proibisce alle signore di vestirsi da uomo è rimasta in vigore in Francia fino al 2013. Dimenticata tra i codicilli, in mezzo alle due guerre, è arrivata intatta fino a pochi anni fa: i francesi, evidentemente, avevano qualcosa di più importante a cui pensare, mentre nel frattempo milioni di donne erano fuorilegge senza saperlo.

Forse è per questa sua forza, questo suo spirito di libertà che, senza volerlo, Rosa Bonheur è diventata una delle icone dell’emancipazione femminile. In un epoca in cui i sentieri dedicati alle donne sono il matrimonio, il convento e la prostituzione (per chi vive un po’ sopra le righe, le alternative si allargano alla prigione e al manicomio) non è affatto scontato seguire la propria inclinazione.

Quando riceve il titolo di cavaliere della Légion d’honneur nel 1865 dalle mani dell’imperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III è un grande evento: è la prima donna artista francese a riceverla.

Rosa Bonheur: i suoi amori

Rosa Bonheur detesta la mondanità preferisce la compagnia degli animali e la vita di campagna. Il suo studio è volutamente piccolissimo proprio per indurre le persone a trattenersi il minor tempo possibile.

Rosa ha 2 grandi passioni. Una per Nathalie Micas che incontra a 14 anni sui banchi di scuola e che è l’amore della sua vita. Nathalie è pittrice come lei e assiste all’ascesa artistica di Rosa che già a 19 anni inizia a riscuotere un gran successo. Passano una vita insieme, si installano a By nel 1860 insieme alla madre di Nathalie. Sono inseparabili fino al 1889 quando Nathalie muore.

L’altra passione di Rosa Bonheur è per l’americana Anna Klumpke, con la quale Rosa vive i suoi ultimi 10 anni di vita. Condivide con lei, pennelli, cura degli animali, passeggiate nella foresta. Erede universale di tutto quello che lascia, le dedica il suo testamento che inizia così:

Je soussignée Rosalie-Marie, dite Rosa Bonheur, artiste peintre, saine de corps et d’esprit, exprime ici librement mes dernières volontés, ne devant rien à personne, et n’ayant pas la moindre dette, libre de ma volonté et de ce que seule j’ai gagné par mon travail, n’ayant jamais eu ni amants ni enfants. Je veux être inhumée dans le même caveau que mon amie, Mlle Nathalie-Jeanne Micas, ainsi que j’en ai le droit, ayant été sa légataire universelle et seule héritière et ainsi convenu entre nous; ce caveau m’appartient et se trouve au cimetière du Père Lachaise, tombeau de la famille Micas, entretenu à mes frais par mon marbrier M. H. Edeline, demeurant rue du Repos. Mes obsèques devront être civiles, d’une classe modeste, mais convenables, sans apparat militaire ou autre, laissant à mon amie Mlle Anna-Elizabeth Klumpke le droit d’agir à sa volonté pour le reste. Je donne et lègue à Mlle Anna-Elizabeth Klumpke, ma compagne et collègue peintre et mon amie, tout ce que je posséderai au jour de mon décès, l’instituant ma légataire universelle.

Anche dall’aldilà Rosa detta le sue regole con audacia e determinazione. Quello che è rimasto della famiglia di Rosa Bonheur non accetta di buon grado questa sua decisione, ma Anna, dopo la morte di Rosa Bonheur avvenuta nel 1899, organizza una grande vendita delle sue opere e consegna alla famiglia parte del ricavato.

Mentre scrivo sto leggendo la biografia “Rosa Bonheur: sa vie, son ouvre” di Anna Klumpke, una delle donne che l’ha conosciuta fin nel profondo.

Rosa, Nathalie e Anna sono sepolte insieme al Père Lachaise.

 

Curiosità parigina: si chiama Rosa Bonheur un localino dentro il parco di Butte Chaumont dove si fa il karaoke, si mangia, si beve ed è frequentato dalla comunità LGBT di Parigi. C’è anche una succursale sulla Senna al Port des Invalides, il Rosa Bonheur sur Seine.

 

Foto in evidenza: Roberto Pasini.

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

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