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Cercare casa a Parigi: magnolia

Mentre scrivo Roberto è ai Jardin des Plantes che legge un libro tra una visita a una casa e l’altra e si gode l’esplosione della primavera. Le magnolie e i ciliegi in fiore ci ricordano di non mollare. Loro d’altronde, ogni anno, nonostante l’inverno tornano a sbocciare.

Da gennaio a marzo: cosa è successo

Dove eravamo rimasti? Se mi segui su Instagram sai quasi tutto sugli sviluppi della ricerca della casa a Parigi. Facciamo un piccolo riassunto per chi si fosse sintonizzato solo ora: io e Roberto cerchiamo casa a Parigi da metà gennaio. Abbiamo chiamato, mandato mail e messaggi a circa 300 tra agenzie e privati; di questi 300 ci hanno risposto e fatto visitare la casa in circa 80; di questi 80 appartamenti, metà erano decadenti e fatiscenti sgabuzzini di dubbio gusto, all’altra metà abbiamo mandato il nostro dossier (il plico con  i nostri documenti e quelli dei nostri garanti, le dichiarazioni di reddito nostre e dei nostri garanti, lettere di raccomandazione del padrone di casa attuale, il conteggio dei nostri peli in età post-puberale divisi per aree del corpo e l’elenco dei nostri peccati dall’asilo a oggi). Di questi 40 dossier, 36 sono caduti nel nulla facendo tonfi più o meno rumorosi: vuol dire che non abbiamo più ricevuto risposte a messaggi e chiamate, abbiamo ricevuto un no, un “il padrone di casa vuole vedere altri dossier” (che significa che il tuo non gli piace ma per qualche oscuro motivo non può dirtelo apertamente). I 4 che rimangono sono stati dei sì a cui abbiamo detto tormentati no, perché per qualche motivo non corrispondevano alla casa che stavamo cercando: una era più piccola di un’altra che avevamo in ballo (abbiamo rischiato) e senza cantina (capisci che in case di 48 mq avere una cantina è abbastanza fondamentale), una era grande (una reggia di 64 mq) ma con poca luce e con palazzi altissimi di fronte, tanto che sembrava di stare in carcere o come ha detto Mariachiara dopo che le ho fatto vedere una foto “sembra più Rozzano sulla Senna che Parigi”, un’altra era disposta male (il corridoio occupava metà della casa e in camera non ci stava la seconda postazione lavoro), un’altra ancora era poco luminosa e dava su una strada un po’ trafficata.

È così che stanchi e sconsolati arriviamo a oggi, 30 marzo 2019, senza avere ancora una casa.

La ricerca della casa a Parigi è un atto di fede

Perché non abbiamo ancora trovato una casa? Le spiegazioni arrivano dritte dritte dai feedback di questi mesi, diffuse per te dalla bocca del mio stomaco che attualmente è anche la bocca dell’inferno:

  • Perché siamo freelance: c’è questa credenza tra i proprietari di appartamenti a Parigi che con un contratto a tempo indeterminato degli inquilini loro siano più tutelati sui pagamenti. Non vedo come, visto che con un contratto a tempo indeterminato ti possono comunque licenziare domani, non capisco perché, visto che Roberto è freelance da 14 anni e io da 5 e ci manteniamo benissimo con il nostro lavoro, ci sbattiamo il doppio di molti impiegati salariati e le nostre attività sono stabili o addirittura cresciute. Non mi spiego per quale ragione visto che attualmente, lui a Parigi e io in Italia, facendo la somma, stiamo pagando d’affitto più di quello che ci chiedono loro per un singolo appartamento.
  • Perché non ho una dichiarazione dei redditi francese da presentare e risiedo ancora in Italia. Eh già, ho aperto la partita iva francese a gennaio di quest’anno e anche volendo, questo dato non posso cambiarlo: la prima dichiarazione dei redditi l’avrò tra due anni. E come faranno mai quelli che arrivano qui per la prima volta, magari per studiare? Saranno nati con la camicia forse, o con un pignattone d’oro sotto la culla immagino.
  • Perché non guadagniamo abbastanza per i loro standard: possiamo garantire più di 3 volte l’affitto (che si aggira sui 1500 euro al mese) che è quello che chiedono, e abbiamo 2 garanti che guadagnano molto più di 3 volte l’affitto, eppure non basta. Molti ricercatori di case si fanno fare i dossier falsi per cui i padroni di case vivono in un mondo ideale dove tutti siamo ricchi, abbiamo un CDI (un contratto a tempo indeterminato) e guadagniamo palate di soldi al mese. Quindi a nessuno interessa se io mi mantengo da sola da quando ho 25 anni e Roberto da quando ne ha 19 e non c’è mai mancata la pagnotta.
  • Perché siamo italiani: abbiamo intuito che alcuni padroni di case non gradiscono gli italiani. Se guardano solo i numeri come facciamo a dirgli che siamo più educati, seri e puliti di alcuni parigini e non che si sono messi in casa? Il razzismo mi mancava.
  • Perché i nostri garanti non sono nostri parenti residenti in Francia: ebbene sì, hanno anche tirato fuori questa stupidaggine qui. Un’agenzia teneva in considerazione solo i dossier di persone i cui genitori vivessero a Parigi e fossero pieni di soldi. Grazie, a quel punto una casa magari ce la potevamo anche comprare con i soldi di paparino come fanno tutti invece di venire in affitto da voi nelle vostre catapecchie.

Dopo 3 mesi di queste risposte a uno magari un po’ le palle girano. Davvero non trovo in noi niente di sbagliato, davvero stiamo facendo tutto il possibile. Mi ripeto da settimane che bisogna continuare a credere che quel momento arriverà, che va così e che se il gioco ha queste regole, per quanto ingiuste, io gioco perché ho un obiettivo più grande in testa.

Dov’è finito il romanticismo?

Non abbiamo smesso di credere che la casa giusta esista: in realtà, abbiamo la prova che ne esistano molte più di una perché le abbiamo viste, visitate, sfiorate. Succede che oltre a tutti gli sforzi immaginabili e inimmaginabili abbiamo bisogno che dall’altra parte qualcuno sia disposto a fidarsi di noi, che ci sia un pizzico di fortuna che ci faccia incontrare una casa decente e la persona ricettiva al momento giusto. È davvero frustrante trovare la casa che ti piace, crederci forte per qualche giorno e poi vedere infrangersi le speranze davanti a silenzi vari o fragorosi no. Di solito, in quei giorni che precedono la risposta guardiamo i siti di mobili, scegliamo un frigorifero colorato, decidiamo dove posizionare la scrivania, immaginiamo una passeggiata in quel quartiere. Quando arriva quella brutta risposta ormai è troppo tardi per non rimanerci malissimo.

Chi non ha cercato mai casa a Parigi non può capire: non è come a Milano, Napoli, Barcellona, Berlino. È qualcosa di stancante e disumano che ti fa sentire sempre sul filo dell’inadeguatezza. Dove tu non hai nessun potere e non sei nemmeno più te stessa ma il tuo reddito e la tua condizione lavorativa, la tua nazionalità e i tuoi numeri. Un bel po’ di romanticismo se ne è andato, è rimasta la superficie ruvida della realtà che ci chiede di essere meno romantici e più pratici, veloci, equilibristi.

Sconforto ma anche perseveranza

Come noi, ogni volta vedono quella casa altre 50 persone e ne basta uno, uno solo con il dossier “migliore” del nostro che siamo fuori.

Bisogna continuare a credere che questi sforzi ci faranno progredire, essere ancora pronti anche se più stanchi. La casa giusta sarà la prossima che ci dirà di sì e non la più bella o quella in cui, quando siamo entrati la prima volta, ci siamo sentiti a casa. Avrà le caratteristiche che cerchiamo ma sarà quel sì a farla diventare quella giusta perché finalmente possibile. Tutto il resto sono sogni che non vedranno mai la luce e che non ci fa bene alimentare se non per aumentare la bile. Non c’è dubbio che questa ricerca abbia uno scopo nella mia vita in questo momento: mi sta facendo esercitare la pazienza (che non ho), la perseveranza (per fortuna sono un Ariete), la fede in un piano che per realizzarsi ha bisogno di ogni singolo passo, anche di tutte queste sportellate in faccia.

Continuiamo a cercare perché di mollare non se ne parla proprio. E certo sarebbe facile rimanere a Castiglione e vivere in questa mia bella casa grande insieme, pagare meno della metà di affitto, mangiare pizza e gelati ogni volta che ne abbiamo voglia, ma non sarebbe quello che desideriamo per noi ora.

La prossima settimana vado a dare una mano al mio stanchissimo Roby: per fare tutte queste visite deve sacrificare ore di lavoro e attraversare ogni volta tutta la città in bici o in metro. L’umore della coppia è altalenante: siamo due vasi comunicanti in cui quando uno è giù l’altro lo rialza e viceversa e quando capitano i momenti no per tutti e due possiamo quanto meno tirare delle brutte parole contro il muro insieme. Per l’ingiustizia eh, mica per altro.

Arriverà quel momento e sarà bellissimo, come una magnolia in fiore.

 

 

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

2 Replies to “Perché non abbiamo ancora trovato casa a Parigi”

  1. Elena Gandolfi says: Marzo 31, 2019 at 4:00 am

    Non è detto che la scelta più facile sia quella sbagliata… Perché per essere felici bisogna per forza sfinirsi… Vi sono parti con ore e ore di travaglio e parti dove questo dolore è ridotto a poche ore… Altri veloci con un taglio cesareo… Ma alla fine il risultato è comunque la nascita… Anche perché cara cugina inizio a pensare che questa Parigi sia molto diversa da voi… nonostante l apparente romanticismo💞V. V. B…… 😚

    1. Chiara Gandolfi says: Marzo 31, 2019 at 10:09 am

      Ciao Elena! Volevo solo dire che non si può scegliere una strada solo perché è la più facile. Preferisco andare dove sento sia giusto che rimanere dove sto perché è comodo. Le difficoltà ci sono ma credo che siano equiparate a quello che ottieni: una città come Parigi offre tantissimi stimoli e suggestioni. Vivere all’estero non è per nessuno una scelta comoda, dipende da cosa cerchi e cosa è importante per te: non c’è un giusto o uno sbagliato, c’è un giusto per me/per te, uno sbagliato per me/per te. Un abbraccio <3

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