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Sono 20 giorni che vivo a Parigi e sono un origami.

Mi piego su me stessa con precisione, combacio di nuovo con i punti salienti di un tempo, mi spiego per prendere una nuova forma: sono sempre io, sono viva e ce la sto facendo. Bene, come mi sento, bene ho detto.

Io sono una di quelle che ama qualsiasi angolo di mondo purché le somigli un tantino: amo Parigi perché ha i piedi per terra e la testa tra le nuvole. Mi innamoro della gente, dei posti, delle abitudini fino a quando non mi innamoro di più del modo di scombinarle e avanti la prossima.

Se ce ne fosse stato bisogno, nelle ultime settimane ho riscoperto che sono i sentimenti a fare la differenza, sempre. Occorre imbarcarsi nella vita, amando anche quel momento di disequilibrio in cui non sei completamente né qui né altrove ma sapendo che è l’unico che precede l’equilibrio.

Occorre avere un desiderio per cui impegnarsi, non un destino senza via d’uscita né una libertà come fosse una ferita nascosta. Un andare verso che ritorna.
Più che l’obiettivo del futuro io oggi sono tutti i miei passi nel presente che mi porteranno lì.

Il trasloco

Il furgone, 4 giorni di scatoloni, carica e scarica, l’importanza di avere una cantina.

Il 30 aprile Roberto ha ritirato il furgone che avevamo affittato a Parigi per venire da me a Castiglione. È arrivato il 30 sera, fresco e riposato. Ci siamo mangiati una pizza seduti sugli scatoloni perché non avevamo più i mobili ma la fame sì, abbiamo caricato il furgone con le mie cose alle 11 di sera. Mentre eravamo lì a fare 18.000 viaggi su e giù (quel cocciuto del mio fidanzato dice che l’ascensore non si deve usare come montacarichi e quindi incollati tutto e portalo per le scale), sono passati Barbara e Matteo, 2 amici belli belli che nelle ultime settimane mi hanno adottata aiutandomi a vendere l’auto, a non mollare, ospitandomi per una cena, 2 lezioni di Pilates (Barbara è la migliore maestra del mondo), un giro sul trattore e troppe troppe risate.

Ma ritorniamo a noi: abbiamo dormito per terra come se fossimo in campeggio ma senza l’erbetta fresca che titilla il nasino, e la mattina dopo, 1 maggio, siamo partiti di buon ora per fare 1000 km e dintorni. Il mio dubbio più grande erano i gatti: mi ero già immaginata un concerto di 12 ore no stop, pianti e stridore di denti e invece mi hanno sorpreso facendo i bravissimi, ogni tanto un miao, una paura composta, contegno e curiosità. La sera siamo arrivati a Parigi, abbiamo scaricato tutto il mondo che avevo deciso di portarmi appresso grazie anche all’impavido Pascal, nostro vicino di casa e amico, nonché spingitore di energia positiva.

Roberto alla stazione di servizio di un paesino nella campagna francese.
Io, Pascal e Roby.

Non finisce qui, perché per la stanchezza in queste occasioni non c’è posto: il giorno dopo riprendiamo il furgone e facciamo il trasloco di Robi che confidando nella potenza del duo aveva inscatolato a metà lasciando la parte più corposa per la nostra giornata insieme. Abbiamo sistemato quello che lasciava, pulito, preparato pacchi e scatoloni da portare via. La sera scarichiamo anche questi aggiungendo scatoloni ad altri scatoloni. La sala è inagibile, noi siamo distrutti ma felici: di questo capitolo che inizia si possono leggere le prime righe. Nei due giorni successivi ci diamo da fare e riusciamo a sistemare tutto quello che abbiamo portato, anche i ninnoli sulle mensole, per dire che insomma, quando ci mettiamo in testa di fare qualcosa ce la mettiamo davvero tutta. Bonnie e Clyde sono spaesati dal trambusto e dal panorama nuovo ma trovano presto i loro posti di sicurezza, un cassetto per lei, il letto per lui. Poi per fortuna arriva il tiragraffi ed è subito una poltrona per due.

Clyde e Bonnie

Rodrigo, il gatto di Roberto, ci raggiungerà dopo una settimana. Rodrigo in questo periodo non sta bene per questo ha ancora più bisogno di affetto, coccole e attenzioni. Io sono apprensiva e lui è un guerriero. Go Rodrigo!

Rodrigo

La casa

La luce, le piante, l’idea che non sia più la mia casa né la sua ma la nostra.

Le case come le persone ci colpiscono per motivi non sempre razionali. Di questa ho amato subito l’energia e la luce: è il motivo per cui l’abbiamo chiamata Maison Lumière.

Testarda come sono, ho voluto portarmi tutte le piante che avevo nel mio appartamento e lo stesso ha fatto Robi: il risultato è che la sala sembra una giungla addomesticata. Il materasso del letto è un po’ piccolo, ha le dimensioni dei modelli francesi (140x190m): penso che aggiungeremo 20 cm da una parte e 10 dall’altra comprandone uno nuovo. La giungla comunque è anche fuori: viviamo al primo piano, sopra il giardino condominiale; gli aceri bussano alla finestra quando tira il vento, il verde entra quando vuole, gli uccelli cantano da così vicino che a volte sembra di averli in casa. La zona qui è tranquilla: abitiamo in un vicolo dove si passa solo a piedi. Più i giorni vanno avanti più mi sembra di essere qui da tempo. Non ho provato spaesamento, mai, nemmeno per un attimo.

Il lavoro

Prendendomi una settimana per il trasloco il lavoro si è fermato. Ho avvisato i clienti con un po’ di anticipo e cercato di riorganizzare il planning prima e dopo questo tempo. Ricominciare non è stato semplice perché dopo una settimana che usi il corpo in lungo e in largo e senti la fatica in ogni muscolo e vai a letto alle 22 perché ti addormenti sulla sedia stremata, stacci un po’ 10 ore davanti al computer immobile. Però quando ho ripreso, l’ho fatto da qui.

La mia scrivania non è niente di che. È una scrivania bianca dell’Ikea con i cavalletti. Ho avuto tante scrivanie nella mia vita, ma questa è la mia preferita: anche se il piano è un po’ rovinato non ho mai pensato di cambiarla; qui creo bene e i cavalletti mi fanno galoppare lontano anche da ferma. La concentrazione, quella vera, l’ho recuperata solo 4 giorni fa.

La cabina audio per registrare è ancora work in progress: ho dismesso il box insonorizzato che avevo prima perché era troppo ingombrante e abbiamo pensato di attrezzare un armadio come ambiente per la registrazione. Sono arrivati i pannelli fonoassorbenti e dalle prime prove audio sembra che funzioni bene, il suono è buono, ora dobbiamo fissare tutto.

La convivenza

Io, lui, la luna di miele.

Non ho avuto il tempo di chiedermi “come andrà?”, lo stavamo già facendo andare.

Convivenza sono io che canto una canzone a mezza voce in camera e lui che dopo 5 minuti canta la stessa canzone sotto la doccia. Siamo noi che ci svegliamo ognuno su un bordo del letto e prima di uscire dalle coperte ci mettiamo a cucchiaio 5 minuti per non dimenticare da dove veniamo. Sono i pasti preparati con cura anche quando il lavoro chiama, sono i piatti da lavare la sera, le ore passate a chiacchierare su due sgabelli troppo alti e un tavolo troppo basso, sono le piantine travasate insieme la domenica mattina, è un libro che dura 114 secondi e poi si spegne la luce; è amore non mi va il form di contatto, mi aiuti?, è amore mi annoiavo e sono venuto a salutarti, è una tisana che raddoppia, è l’ultimo scatolone che cammina per il soggiorno senza trovare pace, sono le candele profumate, sono io che lo faccio ridere, è lui che mi rassicura, è la sua erre moscia e la mia voce da cartone animato, sono io che imparo a sopravvivere ai suoi cavi e cavetti ovunque ed è lui che mi lascia arredare anche quando non si spiega perché le tende devono essere ocra, io che gli so dire dov’è la sua roba perché lui non lo sa mai, lui che si carica 50 litri di terra sulla canna della bici e rimane un mistero come riesca a pedalare così fino a casa, è l’ironia e l’autoironia; è la sensazione di non aver ancora afferrato del tutto che viviamo insieme ma sapere che ci piace da morire averci nei pressi ogni volta che vogliamo.

Lo volevamo davvero e dopo tante peripezie ora siamo qui e ci manteniamo, che vuol dire che ci teniamo per mano. 3 anni dopo, la tenerezza è l’atteggiamento che continua a tirare fuori il meglio di noi.

Il quartiere

Non so voi che ne pensate, ma il mio quartiere è il più bello di tutti.

Noi volevamo venire proprio qui: siamo nel 12esimo arrondissement e c’è la coulée verte che è un’ex linea della metropolitana sopraelevata convertita in una passeggiata piena di alberi e fiori, c’è la migliore boulangerie di Parigi premiata nel 2019, c’è il mercato di Aligre, vivace e pittoresco crocchio di bancarelle che sembra di stare nelle Marche, ci sono un sacco di negozietti bio e giardini, compreso quello che ospita la balena. Il mio quartiere devo ancora esplorarlo bene bene ma che importa, ci vuole sempre una dose di stupore in tasca, no?

 

La lingua, gli amici

Una delle bellezze che non voglio smettere di coltivare anche quando sarò pigra è quella degli incontri, dei sorrisi, delle storie raccolte a mano quando cadono dalle labbra. È così che parlo con i corrieri quando mi recapitano i pacchi a casa, è così che attacco bottone con gli sconosciuti, con gli amici degli amici, con gli amici. Vite spaiate in cerca di comprensione, che parlano lingue differenti, ognuna con la propria geografia di errori e con la personale enciclopedia dei ricordi, con l’educazione di chi vuole tenersi o con la leggerezza di chi vuole darsi.

 

 

Sono questi gli angoli di vita da arredare a colpi di armonia, di pioggia sulle trottinettes che sembra una scena di un moderno Jules et Jim, di brindisi sulla Senna, di sorrisi con la cassiera del supermercato o con il proprietario di un cane paffuto, di foto con la macchinetta seria. Succede che esci per andare a una mostra e poi in fila incontri gli amici e non entri più ed è la vita che chiama in un bar, per strada, dentro gli occhi. E chi ti ama la mattina dopo ti ritrova migliore e allora ti alzi e ringrazi perché questo presente è un dono.

 

 

Chiara Gandolfi

Sono Chiara, copywriter e voice talent. Con Bonnie e Clyde, i miei due gatti, mi sono trasferita a Parigi. Questo blog è il nostro diario delle avventure.

4 Replies to “Vivere a Parigi: i primi passi”

  1. Sono io says: Maggio 20, 2019 at 9:31 am

    Bonjour me nome iè Bruinò,je non suis parigien,me en trevisien,ville un pocheten a sud de Parisg.Anche moi portavv sacheten de terr aux clienten in bycicle,anch catr al colpo,mai da venrsanc litr(ne savoir pas purché se ciam aussi,comm fuss acua,ma la mua pesav comme et fors plus de unn da cincant litr,vist che quelle en vendit in bottegon(se dise ossiì al supermarc?)son torb pura,mentr la moi ete biologic con cacca caballo. Bravo Roby,ma non esagerare con i pesi,perché il tuo telaio è in titanio a spessori da 6 decimi e una forcella e carro posteriore in carbonio e ruote leggere con pochi raggi. Attento che il tutto non faccia crac,come è capitata con la mia,che ha piegata la forcella,da tanto peso che riuscivo a portar(fino a 75kg+imiei quasi 100 (di allora)

    1. Chiara Gandolfi says: Maggio 20, 2019 at 9:41 am

      Ciao Bruno! Grande 🙂 Saresti stato orgoglioso del tu fijol! Un abbraccione da noi <3

  2. laura (corso fr) says: Maggio 22, 2019 at 12:00 pm

    Clairette!! quanto entusiasmo emani in questo tuo tenero dolce elegante modo di raccontare…, non vedo l’ora di venire a Parigi e spero proprio allora di incontrarti. Un abbraccio grande grande. Ah il primo gattone nella cesta ha l’aria un po’ inc..ta…non ama forse essere fotografato?? 🙂

    1. Chiara Gandolfi says: Maggio 22, 2019 at 12:06 pm

      Laure! Ti aspettiamo a Parigi 🙂 E Clyde si era appena svegliato, era più che altro “rintronato”. 😉

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